Piccolo Museo Virtuale d’Automi & Co.

Storie

Il Museo in Vrml quando ancora Second Life non c’era.

Anno accademico 2001/2002, finalmente ho pronta la mia copia della tesi da consegnare alla segreteria dell’Accademia di Belle Arti di Bologna!

La signora in segreteria era una tipa tosta e abituata alle stranezze degli studenti e alle richieste strampalate degli insegnanti, in un luogo che ha fatto della creatività e la conseguente normale eccentricità, una proposta di stile.

Abituata a tutto, dicevo, ma non al fatto che lo studente occhialuto, magro e malvestito, riusciva sempre a sorprenderla (eufemismo), come in quel caso, consegnandole la sua copia della tesi su Cd Rom… Non si era mai vista una cosa del genere! Certo, il regolamento aveva inserito la possibilità di farlo, ma vedere la prima volta una copia di una tesi su CDROM, e non su copia cartacea, le faceva strano.

“Beh! La mia tesi è un museo virtuale, tipo un videogioco… Insomma non ho scritto altro, è tutto li dentro: quella è la mia tesi!”

L’anziana segretaria aveva accettato stoicamente l’ennesima (rottura di co…) sfida di prendere la tesi, quella roba, il disco e registrare la consegna su fogli, veri fogli di carta, su veri registri con numeri, dati e informazioni scritte a mano… Sul computer dell’accademia… Che però stampava su carta vera, eh?!

Sinceramente ho avuto il timore che non la prendesse, del resto ero il primo, ma mi voleva bene, dai.

Per quanto sia stata una tesi faticosa su cui ho lavorato parecchi mesi, forse un paio d’anni, tra ricerca, documentazione sugli automi e progettazione di un vero museo virtuale, penso sia stata una delle tesi più economiche mai realizzate. Le copie dei cd necessari per me e la segreteria, la commissione accademica e relatore mi sono costate il corrispettivo di alcuni cd vergini da masterizzare, comprensivo del costo delle stampe casalinghe per copertine e inserti adesivi sui dischi.

Il totale sarà stato 10.000 lire (circa 5 euro). Questo pensiero non solo mi diverte, ma mi rende ancora stranamente fiero!

Ed eccola, l’ultima copia della mia tesi, l’ho ritrovata proprio oggi. Scritta su Windows 98 è ancora integra e funzionante, almeno in teoria.

Copertina della mia tesi. Un museo virtuale che è più simile a un video gioco.

Inserendo il disco nel pc, sul desktop appare l’animazione che suggerisce d’installare un client per browser, Cosmo Player, che è del tutto inutilizzabile a causa dell’aggiornamento dei sistemi operativi. Al massimo potrebbe funzionare sulla buonanima di Window XP.
Recandosi, però, sul sito di Cortona3D è possibile scaricare un client che una volta installato, permette la fruizione delle sale del Piccolo Museo Virtuale d’Automi e Co, con l’uso di un browser, ma attenzione, pare vada solo con il modernissimo Internet Explorer.
Senti è inutile che storci il naso, sto museo l’ho realizzato su Windows 98 e per visitarlo usavo Netscape Navigator: è già tanto che funzioni.

Dalla Hall circolare del Museo, si accede alle varie sale interattive sugli Automi nell storia, sulle curiosità, sui meccanismi

In occasione della tesi ho prenotato il video proiettore della scuola, per mostrare a tutti il museo a grandezza umana, sfruttando la gigantesca parete dell’aula come monitor del mio pc.

Ma prima avevo previsto una sorpresa per la commissione e non mi aspettavo avrebbe provocato una reazione del genere.

Ho affidato a mio fratello Carmine il compito di filmare la tesi, spiegando le basi della mia telecamera Samsung. Doveva solo premere un tasto e puntarla su cosa volesse filmare.

Riguardando le riprese ho trovato solo inquadrature scomposte del pavimento in movimento e risate convulse di mio fratello accompagnate dal riso di collettivo in sala.

Prima della presentazione vera e propria, un gigantesco robot alto più di due metri, ha fatto il suo ingresso davanti la commissione d’esame e ha cominciato a fare battute col pubblico stupefatto.
La commissione colta impreparata, provava a fare domande nel tentativo di rimanere seria, ma era in lacrime dal ridere.

Peccato non abbia nessun documento video. Solo qualche foto superstite grazie alla mano ferma dei miei compagni complici.

Ovviamente il robot faceva parte dello spettacolo. Del resto, frequentavo scenografia del prof Manelli. Il mio corso era l’unico in cui noi studenti, per volontà del mio prof, eravamo riusciti a costruire un laboratorio di scenografia funzionante ripulendo i sotterranei dell’istituto e, insieme al prof Morresi, l’assistente, progettavamo, realizzavamo scene e costumi per il teatro Bonci di Cesena e altri teatri.
Nei ritagli di tempo, tra una scenografia, la preparazione degli ultimi esami e la tesi, ero riuscito a costruirmi il famoso robot, usando solo gli scarti.

Alcuni appunti per la costruzione del robot

Una volta uscito di scena il robot, fu abbastanza facile riconquistare l’attenzione della commissione. La visione della proiezione del museo virtuale, fruita a grandezza naturale, aiutava molto a dare come un senso d’immersione nell’opera.

Durante la discussione spiegavo che con quel tipo di tecnologia, la vrml, sarebbe stato relativamente facile per tutti costruire spazi tridimensionali, palazzi, case, negozi. Un mondo virtuale dove chiunque poteva creare un suo personaggio. E la cosa meravigliosa, oltre alla “relativa facilità”, era che queste costruzioni potevano avere un peso di archiviazione molto basso.
Parlai della possibilità per tutti di poter progettare scenografie, mostrare i propri lavori online e avere un idea tridimensionale di una realizzazione teatrale, ma ancor più auspicavo la possibilità di un mondo virtuale di meraviglie architettoniche spettacolari e incontri con persone di tutto il mondo con cui interagire, mostrare, vendere e comprare.

Beh, la commissione sicuramente era molto più presa a giocare col museo e oramai avevano preso possesso del mouse per curiosare tra le varie sale e interagire con le colonne informative o i pannelli interattivi.

Sala delle Curiosità in cui sono presenti enormi statue parlanti

La mia tesi di un mondo sociale tridimensionale online, discussa intorno al Piccolo Museo degli Automi & Co, mi valse sicuramente il massimo dei voti e il plauso della commissione, certamente influenzata anche dall’intervento del robot stand-up comedian.

Dopo la tesi bisognava capire come poter mettere a frutto tutto quel lavoro, con chi parlarne per sviluppare un progetto più ampio. Il problema, in sostanza, era l’impossibilità di fare networking, di poter parlare con esperti del settore o almeno appassionati.
Purtroppo i social non c’erano e tentare di conoscere o dialogare con eventuali persone interessate era molto difficile e sicuramente era impossibile essere presi sul serio nel mio paese, l’amata Italia, soprattutto se eri giovane e visionario.

Al contrario, negli stati uniti Philip Rosedale, che aveva solo tre anni più di me, qualche tempo dopo la mia tesi, nel 2003 era già un imprenditore digitale e lanciava online la piattaforma per accedere a un mondo virtuale 3d accessibile da chiunque avesse una connessione internet, con contenuti interamente generati dagli utenti.
Philip aveva finalmente realizzato qualcosa che solo la letteratura di fantascienza e cyberpunk finora avevano immaginato… Oltre a un “tizio” che poco prima aveva discusso una tesi in una Accademia di belle arti bolognese e non sapeva con chi parlarne.

La piattaforma era, ed è ancora, Second Life, che ebbe velocemente tanto successo che nel 2007 L’Enel dichiarò di aver costruito una sede sulla piattaforma (qui l’articolo), Irene Grandi realizzava un concerto su un palco virtuale della piattaforma e Beppe Grillo millantava di aver comprato un vulcano virtuale… Comprato con soldi veri.
Ai tempi era bastato mostrare un video dell’avatar di Grillo che salutava d’avanti al vulcano, per convincere il suo pubblico in teatro che lui fosse il proprietario. La verità è che, anche se su Second Life puoi vendere e comprare spazi e oggetti virtuali, il comico non ha mai posseduto il vulcano (qui l’articolo).
La maggior parte degli italiani era, e lo è ancora, completamente ignara di nuove tecnologie ed è tuttora convinta che “ste robe son solo giochini” da non prendere sul serio o peggio “fanno male, malissimo ai giovani”.

Ma non siamo qui a discutere della scelta di una nazione di convincere i propri cittadini che di cultura non si campa, soprattutto se è contemporanea, a ignorare lo sviluppo tecnologico e a ficcare la testa sotto la terra dell’ignoranza, ma con le natiche ben esposte.

Peccato che solo a causa di una pandemia, l’Italia abbia scoperto troppo tardi e in maniera repentina l’uso degli strumenti di comunicazione online, il virtuale e la realtà aumentata.

Leggi anche: La prima mostra d’arte in Realtà Aumentata a Roma

Per la nostra nazione è stato un po’ come ricevere una grossa sberla dalla realtà: fa male e allo stesso tempo ti fa rendere conto che finora hai fatto una cazzata madornale. Se avessimo scelto di ignorare meno la contemporaneità, dando il giusto peso allo sviluppo delle tecnologie online, la didattica a distanza e lo smart-working, che erano demonizzati come roba per sfaticati e furbetti, non sarebbero risultati cosi frustranti e pesanti da apprendere e praticare.

Il museo è stato uno dei giochi più apprezzato dai miei nipoti, un posto sicuro dove non vedevano l’ora di tornare per esplorare, in cui giocare e scoprire cose, magari imparare. Prova a immaginare una scuola che porta i suoi studenti in un museo in cui puoi “toccare tutto”, giocare con tutto e con la voglia di tornare più e più volte.

Oggi le piattaforme virtuali nel Metaverso, sono innumerevoli: Oltre Second life, potresti visitare anche Vrchat, Altspace vr, Rec Room od organizzare un incontro su Mozilla Hubs e grazie all’uso dei visori Vr, l’esperienza è più immersiva e meravigliosa.
Il museo in confronto è invecchiato male e adesso sembrerebbe una roba antidiluviana o forse peggio: per alcuni che conosco potrebbe risultare una novità assoluta, mai vista.

Magari un giorno riesco a trovare un modo per farti visitare il museo, magari riesco a portarlo online. Potrai imparare tutto sugli automi, potrai visitale la sala delle antichità, dall’egitto alla Belle Époque, la sala dei meccanismi più usati per la costruzione di un sistema automatico, la sala delle curiosità, gli automi contemporanei e altre sale tra cui una dedicata ai robot.

Intanto, oltre ai miei progetti sulla realtà aumentata, se vuoi sapere di più sull’arte virtuale sui musei virtuali o del Metaverso, ti consiglio di visitare il sito di Mario Gerosa, Virtual Vernissage, uno dei maggiori esperti in questo settore, e il sito sulle varie piattaforme online 3d curato da vari esperti, tra cui Francesco Spadafina, Pyramid Cafe, persone che avrei voluto conoscere molti anni fa.

Qui sotto ho realizzato un video in cui ti mostro alcune sale del museo. Ho pensato ne valesse la pena.

Un viaggetto dentro il Piccolo Museo Virtuale d’Automi e Co.
Il mio auspicio sul destino del progetto “museo virtuale”.



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La Confessione

Un uomo compie un atto così deplorevole, che il confessore è costretto a proporgli una penitenza pesantissima.

2 pensieri su “Piccolo Museo Virtuale d’Automi & Co.

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